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LETTERA PER SILVIO

Nessuno ha la più pallida idea di come si scriva una lettera del genere, né di come si faccia un manifesto, né di come ci si consoli a vicenda.
Sei e sempre sarai in ognuno di noi, in quelle quattro mura cadenti in via Alfieri, nella stanzetta dove rimbomba anche il respiro, con la porta che tanto ti piaceva sbattere per poi incolpare gli spifferi.
Sempre sarai  sul tuo banco col capo chino a risolvere gli esercizi di matematica che prima dei compiti in classe erano così semplici ma che, a compito consegnato, sembravano arabo.
Sempre sarai Silvio, l’unico ragazzo della 5 A linguistico, quello che prima di un’ interrogazione iniziava a mangiarsi le unghie,che guardava il mondo a quattrocchi e sempre con sottofondo musicale. Sempre sarai l’unico a finire di studiare ad un orario decente, quello che alle due chiedeva cosa ci fosse per il giorno dopo.
Sempre sarai nelle decine di panini che in gita condividevi con tutti, "Nada ‘sta  volta ha esagerato’’, dicevi.
Sempre sarai quel fratello premuroso che chiedeva ai professori come fosse andato il compito di Valentina, che almeno una volta al giorno l’andava a trovare  e che si preoccupava di com’era vestita perché non sapeva valorizzarsi.
Sempre sarai quello che "C’è qualche volontario per domani?! Altrimenti vado io’’ anche se, magari, non eri così preparato, l’ importante era che gli altri avessero più tempo per studiare.
Sempre sarai "Silvio Lebon" che esce di notte con i Rayban, il vicino di banco che metteva lo zaino dal lato sbagliato, che con i piedi ti bloccava la sedia e che ti chiedeva scusa almeno 300 volte quando se ne rendeva conto.
Sempre sarai il ragazzo del colpo di tosse diplomatico ogni due parole, quando veniva interrogato e iniziava a contare le proprie argomentazioni sulle dita, si fermava a due e poi agitava la mano al vento.
Sempre sarai il tipo con il papillon, l’amico di tutti, l’ anima di ogni festa.
Sempre sarai quel ragazzo un po’ sbadato, ma con una forza sovrumana, quello che sapeva sempre come rialzarsi e che lo insegnava a tutti noi, che non faceva mai pesare nessun problema.

Perché, diciamocelo, ne hai passate di tutti i colori eppure il tuo sorriso era sempre lì ad incoraggiarci. Ora, tutto è buio, la nostra mente è annebbiata dal folle pensiero che tu te ne sia andato per sempre. Eppure sei qui, costantemente, sempre.
Pensare adesso di accettare quello che è successo sembra impossibile, perciò vogliamo ricordarti con queste parole:

 “Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!”

E rise ancora.

“E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo.

Allora tu dirai: “Si, le stelle mi fanno sempre ridere!” e ti crederanno pazzo.

“T’avrò fatto un brutto scherzo…”

E rise ancora.

“Sarà come se t’avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere…”

Sempre sarai il nostro Silvio.